È tutto così!

I gatti ovunque, il mare cristallino, le taverne che ti danno da mangiare e poi ti lasciano dormire in camper nel loro parcheggio privato guardando il tramonto sull’Egeo, i templi… Ma anche il dolcino che ti viene offerto dopo il conto al ristorante, i souvlaki, i calamari fritti e la grigliata con gli amici del padrone della fattoria che ti fa  dormire tra i suoi ulivi,, tra un pavone, un mulo e due cavalli…senza contare il rospo nella doccia della Paperella! 🤣

E poi le spiagge con gli ombrelloni di paglia a uso gratuito, basta consumare, e il sup a disposizione e le relative battaglie delle pupattole con gli indigeni per il possesso del suddetto, in mezzo ai pesci, ai polipi e ai ricci di mare.

È tutto così greco!

Le moschee convertite in chiese e le chiese convertite in moschee, i gatti ovunque, i paesi stile far west con i negozi nella via principale e poi dietro niente, i the serviti nei bicchierini e portati in giro per il bazar su traballanti vassoi tondi appesi al mignolo senza versare neanche una goccia che circo Orfei spostati!. I menù spiegati dal cameriere con un serafico “there is meat or there is chicken” che, considerando che non mangiano il maiale, capirete voi che la lista è corta. I muezzin che la mattina presto ricordano a tutti che è bene ringraziare per la vita che abbiamo (e in effetti hanno ragione, anche se siamo abituati ad altri orari). La Leprepazza che con i suoi colori estivi, carnagione scura e capelli biondi, viene apostrofata ovunque “hey Shakira, ehy Barbie, Cinderella come here”! E poi i “taksi” e i taksisti, che dopo aver contrattato a sangue ti scarrozzano a velocità inadeguate per stradine minuscole mentre cantano “mio ammore, espresso macchiato por favvorre”.

Il tunnel per l’Eurasia che… Ah no, con il camper non si può e allora siamo costretti a infilarci nel traffico turco di Istanbul, che Dante non c’è mai stato sennò scriveva un girone apposta. E le steppe, centinaia di km di giallo vuoto inspiegabilmente interrotte a intervalli regolari da insediamenti squadrati in perfetto stile Sim City.

I vasti altopiani dell’Anatolia centrale con annesso volo all’alba delle coloratissine mongolfiere (noi a terra, costa troppissimo) e la pasta al tonno sotto un milione di stelle cadenti – “vedo male io o ci sono troppi puntini bianchi?” – “no scema, quella è la Via lattea”. E I camini delle fate, e i locali (tutti) in cui le sedie sono tutte diverse…

È tutto così turco!

Le montagne bulgare, abeti, abeti e ancora abeti, un’escursione termica da abbattere un orso. Il pane tradizionale con l’aglio e lo stufato, 400 tipi di cibo da strada diversi, tutti nella stessa via che mi sa che a Sofia van tutti a mangiare lì perché sennò non si spiega.

I fratelli nomadi ritrovati finalmente là dove stanno vagando per il mondo.

I tramonti dall’aeroporto e la battaglia con le figlie per scegliere se mangiare ad un orario cristiano in areoporto o se aspettare le 23 per mangiare la pizza a casa (come sempre, ha vinto la pizza).

È tutto così bulgaro!

Grecia Turchia e Bulgaria, le vacanze della folle famiglia volgono al termine. E in tutto questo, amici che vanno, amici che vengono, amici che faticano, amici che guidano, amici che dormono, amici che cucinano, amici che si incontrano e rendono tutto questo così vacanzoso e splendido!

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