
La parte marocchina del viaggio è stata piena di colori diversi, odori diversi, cibi diversi, panorami diversi, climi diversi e vita diversa.
Folle Famiglia & friends si sono cimentati nel surf, nel camel riding e nel torneo locale di “no, grazie, ma non lo voglio!“
Abbiamo partecipato con scarsi risultati al National Trading Summit – “150 dirham” – “no no, troppo, volevo pagarlo 50” – “buon prezzo, per te facciamo 140” – “ma dai, scendi a 100” – per poi finire in un indecente 120 dirham per qualcosa che probabilmente ne vale 20. Ma tant’è, i marocchini sono un popolo di mercanti e noi europei (o almeno la folle famiglia) siamo troppo abituati ad assecondare il prezzo scritto sul biglietto. Il fatto è che qui non è scritto da nessuna parte!
Fuori dalle meraviglie delle ville locali c’è un fattore comune sempre presente “ma quanto cacchio è polveroso qui?“. Strade sterrate appena ti sposti dalla super strada, case di fango e paglia, negozi che sembrano più dei garage. Il mondo qui è completamente diverso da quello a cui siamo abituati.
E non siamo abituati neanche al cibo, a dirla tutta, perché dei 9 partecipanti alla vacanza solo 1 si è salvato dalla maledizione del waka-cagotto. I fermenti lattici mattutini assunti assieme al caffè locale sono serviti a ben poco.
Però abbiamo resistito al mind conditioning secondo il quale saremmo tutti spagnoli. Oh, non ce n’è stato uno che non ci abbia parlato direttamente in spagnolo. Che tra l’altro con i recenti scambi romantici Italia – Spagna la cosa è quasi divertente, olè!
Del resto noi non ci siamo mica mimetizzati, siamo passati solo da “cosa cambia tra tacos e shawarma?” a “aaahh, tajine è questo fatto nel cono e tanjia è quest’altro con il vaso!” passando per il classicissimo “italiano – marocchino, una fazza una razza” 😂
È giunto il momento di tornare a casa. Ci mancheranno le palme, il casino, i motorini senza casco in 3-4 nell’assurdo traffico di Marrakesh, le dune del deserto, i cammelli (che poi sono dromedari), il couscous, il the alla menta a colazione, l’oceano, i suk.
Alla prossima!